La Via 27 giugno

“ABBI FEDE!”
SOLTANTO?
(Mc 5,21-24.35B-43).

Il Santo Papa Giovanni Paolo II ripeteva che “dolore e malattia fanno parte del mistero dell’uomo sulla terra”.
Eppure noi sperimentiamo fatica ad accettare tutto ciò.
Quando la sofferenza, un incidente, un male incurabile ci toccano da vicino non riusciamo a dare sempre a simili eventi la plausibilità di un senso.
Ci poniamo domande che restano senza risposta; ci arrabbiamo ma di una rabbia che non serve a nulla; rischiamo di vacillare e di diventare analfabeti del Vangelo e lontani dalla fede.
Così ogni male, ogni limite o morte si rivelano per quello che sono: uno snodo esistenziale.
In esso noi troviamo come un invito all’incontro con la verità di sé stessi, con la nostra creaturalità e finitudine.
Nell’incapacità a spiegare certe situazioni scopriamo la necessità che esse siano assunte, attraversate e accompagnate.
E in questo viaggio doloroso chi ha fede intuisce sempre più che la soluzione ultima non risiede nella scienza medica ma nel rapporto con Gesù Cristo che non viene mai meno.
Nel Vangelo infatti c’è una distinzione netta tra la guarigione e la salvezza.
È sufficiente l’integrità fisica quando non si riesce più a comprendere a cosa è destinato un corpo?
A chi ci serve un’ottima salute se non facciamo della nostra vita un dono?
Dovremmo essere sani ma egoisti?
Non credo sia un grande vantaggio una simile sopravvivenza.
Nell’appello di Gesù che oggi risuona nel Vangelo “Soltanto abbi fede!” noi cogliamo una voce e una forza con cui attraversare il buio della prova.
È la fede che permette di benedire il Dio della vita senza maledire una esistenza faticosa.
È la fede che aiuta a cogliere ciò che è essenziale: la capacità di amare pure nella sofferenza.
È la fede che lascia intravedere il destino ultimo della nostra esistenza biologica.
La volontà di Dio è che noi abbiamo la vita.
Quella vera.

Don Umberto

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