La Via 6 giugno

 CONSUMARSI

(Mc 14,12-16.22-26).

 

Ecco cos’è l’Eucarestia: il sacramento della passione di Dio per l’umanità.

È il punto culminante di una lunga storia di comunione offerta da Dio al suo popolo.

Quest’anno leggiamo il Vangelo di Marco e mi colpisce sempre che questo evangelista collochi il racconto dell’ultima cena (e quindi l’istituzione dell’Eucarestia) proprio tra due episodi che, in quanto al messaggio, ne sono l’antitesi se non addirittura una negazione:

il tradimento di Giuda e il rinnegamento di Pietro.

Penso che non dovremmo mai dimenticare che Dio consegna la prima eucarestia ad una comunità che lo tradisce e che si disperde allontanandosi da lui.

Quell’ultima cena ha quindi il timbro di una vita spesa nella gratuità e nel sacrificio.

E non esiste amore, se è amore vero, che non passi attraverso il sacrificio e la consegna di qualcosa di noi a cui siamo intimamente legati.

Per questo un sapiente monaco del secolo scorso ripeteva: “se avete paura dell’amore non andate a Messa”.

Celebrare l’Eucarestia infatti non è un gesto superficiale o magico.

Non è la superstizione di chi cerca un talismano che lo protegga.

Ma è la decisione di lasciarsi coinvolgere nello stesso gesto di offerta del Signore Gesù; non basta adorare il sacramento se non ci si lascia trasformare da esso.

Per certi versi l’eucarestia è il gesto più anti-religioso che ci sia.

Una religione, in senso lato, si fonda sull’idea di preservazione di sé con l’aiuto della divinità.

L’eucarestia non è preservazione di sé, ma dono di sé.

L’eucarestia è il gesto di chi si consuma per amore.

Noi ci consumiamo comunque.

Basta guardarsi attorno per capire quanto tragica sia la vita e quanto siamo mortali.

Ogni giorno che passa noi moriamo.

Chi non vuole rendersi conto di questo nel profondo è come se vivesse da ebete.

Chi invece se ne rende conto può sprofondare nella depressione, stordirsi di distrazioni o rendere la sua vita un dono.

Gesù ha scelto.

E noi?

Don Umberto

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