La Via 18 aprile

VIVERE.

DA RISORTI SI PUO’

(Lc 24,35-48).

Le apparizioni di Gesù risorto ai suoi dureranno 40 giorni, fino all’Ascensione.

È un numero che ormai conosciamo bene: un numero il cui simbolo indica un tempo compiuto, un periodo nel quale giunge a pienezza ma forse che conduce ad una novità.

Gesù con il suo apparire vuole quindi condurre per mano i suoi discepoli a quella forza di vita nuova che scaturisce dalla Resurrezione.

Non vuole quindi persuaderli della sua stessa resurrezione; vuole anche testimoniare cosa significhi vivere da Risorti e non lasciarsi più guidare dalla paura ma dall’amore.

Come già accaduto domenica scorsa con San Tommaso anche stavolta Gesù mostra le mani ed il costato.

Sono i segni del dono di sé da Lui compiuto, i segni di quell’amore che va oltre la morte.

Questa è l’unica cosa che rimane ed è indistruttibile: l’amore di Cristo.

E quindi tutti coloro che noi amiamo in Cristo saranno con noi sempre.

Vivere da risorti significa anzitutto questo: sapere che ciò che rimane, ciò che attraversa la corruttibilità e la fragilità dell’esistenza è l’Amore.

Oggi però Gesù aggiunge due gesti non compiuti domenica scorsa: mangia con i suoi discepoli e apre le loro menti all’intelligenza delle Scritture.

È immediato cogliere in essi i gesti eucaristici: il pane spezzato e la Parola proclamata.

Noi abbiamo a disposizione la Messa per alimentare la nostra vita da risorti!

Si dice spesso che noi siamo quel che mangiamo.

Chi mangia il corpo del Signore ha in sé la possibilità di vivere come Lui e di essere come Lui.

È triste ridurre la Messa ad un precetto o un’abitudine; in fondo è triste anche venirci solo per sentire una parola nuova ben pronunciata.

È fecondo invece attenderla e poi viverla come quel momento che può trasfigurare la vita quotidiana.

Quel pane e vino che noi portiamo all’altare rappresentano la nostra vita: il Signore ce li restituisce trasformati nel suo corpo.

Nessuno è escluso da questo dono.

Don Umberto

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