La Via 26 aprile
VOCAZIONI (Gv 10,1-10).
Una nota canzone in dialetto milanese ha, tra le sue strofe iniziali, questa espressione (tradotta): “io spero che non si offenderà nessuno se parliamo un pochino anche di noi”.
La prendo in prestito per parlare, una volta tanto, anche di noi.
E intendo di noi preti.
Oggi infatti, quarta domenica di Pasqua, è la domenica del Buon Pastore oltre che giornata mondiale di preghiera per le vocazioni.
Ma perché seminari e noviziati continuano a svuotarsi? Perché le vocazioni sono così in calo?
Forse Dio vuole che riflettiamo se la forma attuale del ministero sacerdotale e religioso risponde o meno ai bisogni della chiesa e della società di questo tempo.
Forse Dio si aspetta da noi il coraggio di una riforma radicale e responsabile.
Un giorno Gesù invitò a tagliare i rami secchi che non portavano più frutto e magari la crisi vocazionale fa parte di questa pulizia e noi non dobbiamo semplicemente cercare di scongiurarla ma piuttosto capire cosa Dio vuole dirci e rispondere.
Dobbiamo mantenere, ad esempio, la legge del celibato obbligatorio?
Personalmente sarei favorevole ad una sua revisione ma non sono convinto che il motivo fondamentale della crisi di vocazioni stia proprio lì.
C’è un’immagine di prete, una figura di prete che non so come possa oggi parlare ancora al cuore di un giovane.
Noi preti viviamo una insoddisfazione di fondo, ma di rado associata a vere e proprie crisi, che si manifesta in demotivazione, malumori, chiusura nel privato.
All’origine di tutto ciò c’è una sproporzione tra le energie spese e i risultati ottenuti nel ministero che sono, non poche volte, frustranti.
Ma c’è anche un sovraccarico delle strutture che porta ad interessarsi di cose che non c’entrano con il Vangelo e con l’annuncio di fede: questioni burocratiche, economiche e amministrative che stancano lasciando svuotati i preti.
E infine c’è la sintesi da operare e l’equilibrio da mantenere tra le proprie esigenze umane e affettive e le regole da osservare oltre che l’immagine da tutelare.
Un equilibrio non sempre semplice che sfocia a volte nella rigidità eccessiva altre volte nell’illecito.
Io penso che il Signore non abbia smesso di chiamare: lo fa ancora oggi; ma chi potrebbe rispondere vede davanti a sé una montagna da scalare.
In questa domenica vi chiedo per tutti noi una preghiera particolare.
Don Umberto