La Via 19 aprile
FORESTIERI,(Lc 24,13-35).
“Solo tu sei così forestiero a Gerusalemme!”, così i due discepoli si rivolgono a Gesù, definendolo con una parola che esprime il suo “venire da fuori”, il suo essere estraneo ai fatti accaduti in quei giorni.
Senza saperlo dicono qualcosa di vero: spesso Gesù è per noi un estraneo.
O meglio, siamo noi ad essere estranei al suo messaggio evangelico.
Così come quel giorno, sulla via verso Emmaus, i veri forestieri erano i due discepoli.
La loro estraneità agli avvenimenti era dovuta al fatto che non ne avevano compreso il senso profondo.
Il viandante che si accosta loro (Gesù) parla un’altra lingua: i due sono chiusi nel passato e raccontano di una sconfitta.
Il Signore invece parla un linguaggio che appartiene alla vita che ha vinto la morte, una lingua che i due non comprendono.
Loro parlano di cronaca raccontando fatti; il forestiero che
li accosta li costringe a non fermarsi a ciò che accade.
Anche a riguardo delle Scritture emerge tra loro una sorta di estraneità: è il viandante misterioso a rileggere il significato messianico dei passi dell’Antico Testamento; loro non ci erano arrivati, quel modo di pensare non gli apparteneva.
Avevano un’idea del messia vittorioso e liberatore di Israele e quando Gesù parla di sofferenza e sconfitta non hanno assolutamente possibilità di capirlo.
Lo capiranno solo quando condivideranno con Gesù lo stesso pane, quando il forestiero diventerà un ospite.
Accogliere quotidianamente Gesù e la sua parola è l’unica via che abbiamo a disposizione anche noi per far sì che il Signore non sia un forestiero, o meglio, per non continuare noi ad essere estranei a Lui e al suo messaggio riducendolo ad una pura proiezione dei nostri desideri.
Don Umberto