La Via 12 settembre

 INTERROGARSI

(Mc 8,27-35).

 È da quel giorno che risuona la domanda che Gesù pose ai suoi discepoli.

Risuona nei cuori e nelle menti di tutti coloro che intendono seguirlo.

Risuona perché Gesù ha voluto così.

Il testo dice infatti che “per via egli interrogava i suoi discepoli”; quel verbo indica una azione che si ripete di continuo, che non ha mai smesso di far sentire le sue conseguenze.

Il Maestro continua a porre la stessa domanda ai discepoli di ogni tempo: “chi sono io per te?”

E la risposta non si esaurisce mai, perché non si può rinchiudere la propria vita cristiana in una risposta fissa e omologata .

Mi sembra estremamente significativo che alla ripresa di un anno pastorale questo interrogativo risuoni per noi.

Dalla risposta ad esso potrebbe dipendere lo spirito con cui ricominciamo a vivere in questa nostra comunità.

Le cose non dipenderanno dal virus.

A volte tutto questo è un grande alibi.

Più decisivo sarà cosa avremo nel cuore la nostra convinzione, la nostra fede.

In una parola la nostra risposta a chi è Gesù per noi.

Quando Pietro rispose con quelle parole così grandi e decisive che portavano a compimento tutta l’attesa di Israele, allora accadde anche che si sentì autorizzato a farsi lui stesso attore protagonista delle vicende di Gesù.

Mise da parte lo spirito di disponibilità per assumere le vesti del capo.

Niente di più inutile, niente di più dannoso per chi si dice cristiano e vuole vivere questa fede dentro una comunità.

È il Signore a dettare regole e tempi.

A noi spetta essere disponibili a quel che Lui ci chiede: al suo stile, ai suoi metodi.

Senza disponibilità il cristianesimo non porta frutto e una comunità diventa asfittica.

Riprendiamo il nostro cammino con lo spirito di chi dice che dove il Signore vuole noi andiamo.

Don Umberto

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