La Via 23 maggio

IL GRANDE DIMENTICATO

(Gv 15,26-27;16,12-15).

Forse il titolo di questa Via apparirà un po’ provocatorio ma il suo scopo è quello di suscitare un interrogativo:

“quanto spazio lasciamo alla Spirito Santo nella nostra vita?”

C’è il rischio infatti, soprattutto per noi cattolici latini, di non invocare lo Spirito Santo, di non pregarlo quotidianamente quasi fosse una persona sconosciuta e alla cui presenza non siamo abituati: lo Spirito Santo è il Signore che dà la vita e si trasmette attraverso la relazione.

Egli ci mette in relazione con Dio instaurando una partecipazione al suo amore.

Grazie a Lui la vita di Dio è infusa in noi e il suo amore riempie i nostri cuori.

Senza di Lui prima o poi la vita della Chiesa ci diventa estranea, qualcosa che arriva dall’esterno ma non riesce a coinvolgerci.

Così si finisce con l’avere una vita religiosa fatta solo di impegni morali a cui si si sottopone come ad un obbligo, compiendoli con uno sforzo.

Una vita cristiana così è destinata a durare poco perché non può fondersi su uno sterile volontarismo.

Persino il Vangelo, senza lo Spirito, rimane una lettera morta e la Chiesa si riduce ad una organizzazione sociale.

È così che la vedono in molti: ma se è comprensibile per chi non crede, non lo è però per i credenti.

Senza lo Spirito, Dio resta una teoria.

È lo Spirito che ce lo fa percepire come Padre e che ci fa sentire la Chiesa una comunità di relazione ad immagine della SS. Trinità.

Grazie allo Spirito il nostro pensiero sorge dall’amore e pensa con amore.

E quando si possiede questo tipo di pensiero tutto cambia, anche nelle relazioni umane e nel vivere civile.

Come potrebbero i cristiani essere sale della terra se lo Spirito Santo non operasse in loro questa trasfigurazione?

Ma come potrebbe farlo se non viene invocato da cuori e menti disponibili ad accoglierlo?

È questo il senso della festa di Pentecoste che oggi celebriamo.

Don Umberto

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