La Via 2 maggio

ESSERE PERFETTI O ESSERE DONO?                                        

(Gv 15,1-8).

 È la domenica della vite e i tralci.

Spesso l’evangelista Giovanni usa le immagini (in lui non ci sono parabole) per far comprendere l’essenza del messaggio cristiano.

Quella di oggi è una tra le più famose.

Io vorrei soffermarmi ora sul tema delle potature.

È quel gesto compiuto dal viticoltore perché la vigna porti un frutto migliore, sia in qualità che in quantità.

Tutti noi attraversiamo momenti della vita che sono simili a potature.

Spesso siamo noi stessi ad imporci queste potature: lo studente serio pota gran parte delle distrazioni; l’atleta o lo sportivo pota una alimentazione sbagliata; i genitori potano molto di sé stessi per amore dei figli e anche ciò che stiamo vivendo quest’anno ha il sapore di un gigantesca potatura.

Il Vangelo di oggi però ci fa capire che non siamo noi stessi a potarci secondo varie ideologie e fissazioni ma è Dio che attraverso la storia fa la potatura.

È il Padre che opera questi tagli e non noi che li facciamo come se fossimo alla ricerca di una perfezione individuale.

Non si tratta di essere perfetti togliendo tutto ciò che non va bene, ma di essere dono.

Dio Padre sa cosa è necessario affinché io possa vivere come un dono per gli altri.

In questo infatti consiste il “portare frutto” a cui allude il Vangelo e di cui il vino è simbolo.

Il frutto è l’amore di Dio che è la linfa della nostra vita.

Questa linfa scorre attraverso Gesù e giunge fino a noi che siamo tralci.

Più restiamo uniti a Gesù e più ne riceveremo.

Soprattutto sarà questa unione al Signore a farci comprendere il mistero delle potature che la vita ci farà sperimentare.

Ci renderemo conto che certe sofferenze anziché indurirci ci renderanno persone migliori, più empatiche, più capaci di dono.

In questo essere dono troverà senso la nostra fragile vita.

              Don Umberto

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