La Via 22 marzo

NON VEDERE (Gv 9,1-41).

È la domenica del cieco nato.
E ci sentiamo un po’ ciechi anche noi.
Abbiamo sì la nostra vita fisica, ma tante sono le realtà che non possiamo più vedere.
Non vediamo più gli amici faccia a faccia, non vediamo più bar e ristoranti aperti, non vediamo più la gente per strada, né l’assemblea a Messa.
Ma soprattutto non vediamo la fine di questa brutta storia.
Ed è questo probabilmente la cecità più dolorosa.
A tratti angosciante.
Ci sono state offerte alcune date come punti di riferimento, ma man mano che il tempo passa le avvertiamo sempre più come improbabili.
Dentro questa cecità bisogna rimanere forti anche se ci siamo riscoperti tutti più fragili.
Forse potremmo distogliere lo sguardo da questa meta, distanziarlo da ciò che non vediamo più per portarlo su ciò che riusciamo a vedere: un tempo di vita rallentato, una natura che fiorisce rigogliosa.
Ma ciò che questa pagina evangelica è che Gesù guarì la cecità di quell’uomo che incontra sul suo cammino.
Abbiamo sempre più bisogno di invocare il Signore perché torni a farci vedere e rinvigorisca la nostra speranza.
Al momento di riaprire gli occhi il cieco vide Cristo davanti a sé.
Probabilmente è così: la prima persona su cui dobbiamo volgere lo sguardo è Gesù, il nostro legame con Lui, la nostra fede.
Essa ci dona il seme che il contadino cerca di salvare quando il fiume rompe gli argini e distrugge il raccolto.
Custodiamo questo seme, in attesa che possa di nuovo crescere e farci riacquistare la vista delle cose che ora ci mancano e della fine di questa buia ora del mondo.

Don Umberto

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