La Via

La Via 4 ottobre

LA DELUSIONE DI DIO E LE NOSTRE          (Mt 21,33-43).   

 Ho sempre una certa ritrosia ad attribuire a Dio caratteristiche e sentimenti umani come se fosse uno di noi.

Credo che Dio sia più grande di ogni nostro pensiero e mi è difficile immaginarlo a provare rabbia, gelosia, gioia o emozione.

Credo però che il nostro attribuirgli sentimenti ci sia utile a penetrare il Suo mistero.

Così oggi ci troviamo ad affrontare la delusione di Dio davanti al suo popolo.

Dire delusione è ancora poco: Dio è francamente offeso, si sente davanti al suo popolo come una persona tradita.

Dio infatti ha un desiderio appassionato nei confronti del suo popolo, ma la sua attesa incontra una risposta fredda, dal sapore aspro come uva acerba.

Il frutto dell’amore di Dio è qualcosa di immangiabile e ciò si riferisce soprattutto al culto solo esteriore e alla mancanza di giudizio del popolo stesso.

Dio si lamenta e il suo lamento risuona attraverso la voce dei profeti.

Ma anche il popolo si lamenta sempre, è questa la sua reazione: è scontento del suo Dio e se la prende con i profeti.

Così questo legame va avanti tra litigi senza fine.

Dovrebbe essere un legame che genera gioia e pace ed è invece fonte di continue tensioni e reciproche delusioni.

Non sarebbe più ragionevole chiudere questo rapporto e separarsi?

Viene da ragionare così e non a caso il rapporto Dio/popolo è spesso metafora del rapporto uomo/donna.

Una sorta di separazione da Dio è in atto ancora oggi nel cuore di tanti.

A me sembra che abbia un presupposto di fondo: che quello che manca nel rapporto manchi per difetto di Dio e non per difetto nostro.

E che il rapporto con Dio sia ridotto ad una attesa del suo aiuto.

Se la vita, infatti, è intesa come un progetto nostro nel quale far rientrare Dio è quasi inevitabile che sia così.

Se invece è concepita e vissuta come un suo dono e un’opera sua, allora non potremo pensare ad altro che a portare frutto restituendolo con amore.

 

Don Umberto