La Via 8 febbraio
CONSUMARSI (Mt 5,13-16).
Gesù utilizza le immagini del sale e della luce per definire l’identità dei suoi discepoli.
Quindi in qualche modo anche la nostra stessa identità.
Che cosa accomuna la luce e il sale?
Anzitutto il fatto che facciano la differenza: se ci sono si sente, perché cambiano le cose.
Il sale cambia il sapore del cibo; la luce cambia l’ambiente in cui ci si trova.
Ma questo cambiare le cose non lo fanno per loro interesse personale: lo fanno perché altri possano goderne.
A pensarci bene poi c’è altro ad accomunare questi due elementi: il sale mentre dà sapore scompare, la luce mentre illumina si consuma.
Per dare la vita ad altri si consumano, tendono a scomparire.
È immagine molto evangelica ma è anche il senso più vero e autentico della vita.
Desiderare di consumarsi per amore è l’unico modo di vivere veramente.
L’alternativa quale sarebbe?
La nostra vita si consumerebbe ugualmente nonostante tutti i tentativi di conservarla allungandola il più possibile.
Tutti i nostri sforzi non ci otterrebbero la vita eterna, ma solo la tristezza e a volte l’angoscia di percepire la fine inevitabile.
Eppure quando sentiamo queste parole “consumarsi”, “perdersi”, noi abbiamo paura.
Preferiamo conquistare, guadagnare, possedere, vincere! Il nostro narcisismo, velato o palese che sia, ci impedisce di accogliere quelle parole di Gesù che invitano a perdere la propria vita.
Chi cerca la propria affermazione, l’affermazione della propria immagine o del proprio punto di vista non è disposto a perdersi o a consumarsi.
Ma che senso avrebbe una vita senza sale e senza luce?
A che cosa servirebbe la vita se non cercassimo di dare sapore a quello che facciamo?
E se non cercassimo ogni volta di fare luce e comprendere ciò che ci accade?
Abbiamo dentro di noi le energie per fare tutto questo. Abbiamo l’amore necessario.
Non dimentichiamolo.
Don Umberto