La Via 14 dicembre
Terza domenica di Avvento.
COSA SIETE ANDATI A VEDERE? (Mt 11,2-11).
Giovanni il Battista, che non a caso in questo tempo ci accompagna robustamente verso il Natale, manda i suoi discepoli da Gesù a chiedergli: «Sei tu che devi venire o dobbiamo aspettarne un altro?».
È la domanda di questo tempo di Avvento; ma è anche la domanda di ogni giorno dell’uomo religioso e dell’uomo che ha a cuore le sorti del mondo.
Anche noi, in questa domenica, chiediamo qual è l’avvento, quando e come si realizzerà la profezia di Isaia.
Lo chiediamo alla Parola del Signore, come quei discepoli di Giovanni lo chiesero a Gesù.
L’evangelista scrive che i discepoli di Giovanni furono accolti dal profeta di Nazaret che non mancò di dare loro la risposta: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: i ciechi recuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti resuscitano e ai poveri è annunziata la buona novella».
Gesù, riprendendo le parole del profeta Isaia, manda a dire a Giovanni che quella profezia si è compiuta; non è più solo un sogno, è già realtà.
Attraverso la sua persona che cammina in mezzo agli uomini, la profezia di Isaia ha iniziato il suo definitivo compimento.
E Gesù aggiunge: «Beato chi non si scandalizza di me».
In lui si compie il disegno di Dio, non nella straordinarietà del meraviglioso o nel mistero dell’esoterismo magico, ma nella ordinarietà della misericordia e nel mistero della compassione.
Spetta alle generazioni cristiane, anche alla nostra, rendere visibili i segni che Gesù stesso ha posto come inizio di un mondo rinnovato.
È la grave responsabilità che poggia sulle spalle di ogni discepolo.
Potremo dire anche noi a chi ci interroga: «Andate e riferite ciò che udite e vedete»?
Ebbene i segni di questo avvento ci sono anche oggi.
C’è chi ha iniziato ad annunciare il Vangelo ai poveri; c’è chi compie i miracoli della carità, della giustizia, della misericordia di Dio; c’è chi, dimenticando se stesso, si è posto al servizio dei più deboli e dei più poveri; ci sono ciechi che vedono amici affettuosi accanto a loro; ci sono coloro che sanno consolare chi è nel pianto e sanno essere teneri e premurosi con chi è malato e abbandonato.
Beato chi accoglie questi segni e si lascia toccare il cuore. Gesù è venuto e ci insegna a camminare con lui, a lavorare con lui, a voler bene con lui, a commuoversi con lui su quelle folle stanche e sfinite che incontrava lungo il cammino.
Egli ci insegna a non disperare nell’ attesa e a non chiudere il nostro cuore nell’ angusto orizzonte di oggi, nell’orgoglio o nella rassegnazione.
«Vieni, Signore Gesù!», era la preghiera antica dei cristiani.
E anche la nostra preghiera che ci libera dal fascino triste del deserto di questo mondo.
Mons. Vincenzo Paglia