La Via 10 gennaio

IMMERSIONE
(Mc 1,7-11)

Il Battesimo fu la prima apparizione pubblica del Figlio di Dio.
Ma fu sufficiente per far comprendere quale sarebbe stato lo stile di Gesù nel suo ministero:
una immersione completa nella realtà umana e nella condizione di fragilità di ogni persona.
Il Figlio di Dio cominciò con l’assumere l’aspetto più vulnerabile: non con il rimprovero, bensì con la compassione. Non con la distanza ma con la vicinanza.
Non con l’isolamento di chi rivendica particolari prerogative, ma con il contatto.
Tutto aveva preso forma a Nazareth, in quei trent’anni di cui il Vangelo non parla e nei quali Gesù apprese il mestiere di vivere.
E se cercò il Battesimo del Battista fu perché ritenne che questa vita umana, questa esistenza ordinaria, era meritevole di amore e perciò di salvezza.
Quel gesto era molto più di un semplice rito.
Era rivelatore di una intenzione e segno della realtà stessa di Dio: proprio tale gesto infatti non tarderà a ricevere l’approvazione del Padre.
Dio si compiacerà del fatto che il Figlio avrà scelto la vicinanza agli uomini, la loro quotidianità, la condivisione delle loro pene delle loro gioie.
Gesù si fece battezzare perché non voleva evitare la storia e scansare l’umano, ma immergersi in esso per amore e non per curiosità.
E il nostro battesimo quindi cosa dovrebbe essere?
Gesù si è immerso nella storia degli uomini perché ogni uomo con il Battesimo possa immergersi in Lui.
E chi si immerge in Cristo vive di Cristo e come Cristo.
È libero di farlo ovviamente.
Ma se acconsente allora può arrivare ad avere in sé gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù: obbedienza al Padre, condivisione e solidarietà.
E soprattutto un cuore che non sente come cosa estranea le vicende dell’umanità di cui fa parte; un cuore che repelle ogni isolamento e detesta ogni distanziamento (non quello fisico, ma quello del cuore).
Il Signore ci conceda di riscoprire il nostro battesimo per stare nel mondo, così com’è, e generare vita.

Don Umberto

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