Omelia 24 novembre

Così fu il giorno della crocifissione.
C’era una scritta sopra il suo capo: “questi è il re dei Giudei”.
Quella scritta era esatta.
Ciascuno però la leggeva a modo suo.
I discepoli di Gesù che sapevano cosa fosse il Regno di Dio la accolsero come vera.
Gli altri, che pensavano ad un regno politico, la contestavano come falsa.
Anche le parole scritte infatti sono convenzioni tra le persone. Esse non hanno il potere magico della verità.
Semplicemente perché verità ed esattezza non sono la stessa cosa.
Così, circa l’idea di Regno, l’equivoco è davvero grande.
Nasce dall’idea che un re è davvero tale se sa imporre se stesso; se si salva in ogni occasione; se esercita il suo sovrano potere.
Gesù invece tace. Tace durante il processo, tace sulla croce a fronte delle accuse che gli vengono rivolte.
E il suo silenzio illustra bene la grande distanza del Regno di Dio rispetto alla fantasia inseguita dagli uomini.
Ma qualcuno riconoscerà questa regalità.
Sarà il buon ladrone. Lo farà inaspettatamente, come grazia ad una luce dal cielo.
Ma lo farà dopo aver riconosciuto la giustizia di Gesù e la forza di un uomo innocente che dona la vita.
Conservarla, la vita, è istintivo; tutti lo fanno.
Il re ha solo a disposizione strumenti più efficaci per farlo.
Donarla invece è segno di libertà.
Segno di potere e di regalità.
Il potere del servizio.

Omelia di don Umberto