La Via 2 giugno

LA CENERENTOLA DELLE FESTE
(Lc 24,46-53)

Non ricordo più dove io l’abbia sentita questa definizione. Ma se la associo all’ Ascensione mi pare sia molto appropriata.
L’ Ascensione è la Cenerentola delle feste cristiane.
È quella che viene ritenuta la meno importante, la meno significativa. Quasi non la si festeggia nemmeno.
Eppure nelle Scritture si parla di Ascensione e se ne parla più di una volta.
Se ne parla certamente più del Natale.
Ma non è sufficiente a farla vivere e sentire come festa importante.
Come mai accade questo?
A me pare di rintracciare due motivi ed in essi raccogliere un messaggio per la nostra vita.
Con l’Ascensione Gesù si allontana fisicamente dai suoi.
E la Chiesa festeggia molto più volentieri il Signore che viene piuttosto che il Signore che parte.
Con l’Ascensione Gesù diventa invisibile.
Ma l’invisibilità fa paura: l’invisibilità è un pericolo, a volte una fonte di ansia.
Se sei invisibile significa che non conti niente, che non sei importante.
Invisibili ad esempio sono i poveri accucciati lungo le strade, i senzatetto che nessuno vede.
Per questo l’invisibilità è sinonimo di lontananza.
Abbiamo persino coniato un proverbio: “Lontano dagli occhi lontano dal cuore”.
Quasi a dire che perché un legame ci sia, perché esista una relazione autentica la visibilità è un presupposto fondamentale.
Ma è proprio vero?
Quel Gesù diventato invisibile nel giorno dell’Ascensione non ha forse continuato, e ancora oggi continua, ad essere vivo nel cuore dei credenti?
La festa dell’Ascensione ci richiama quindi, ancora una volta, che le ragioni dello Spirito sono molto diverse da quelle della materialità della carne.
Se ci fermassimo a questo, però, non raccoglieremmo il secondo insegnamento di oggi.
Quel Gesù che un giorno ascese al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo.
È così che il Signore si congeda dai suoi.
Con un invito all’attesa.
E chi è più capace oggi di aspettare?
Contagiati dalla rapidità non rischiamo forse di perdere il valore dell’attesa?
Chi attende sa che gli manca qualcosa.
Ma così si scopre creatura.
E lascia spazio all’amore di Dio.

Don Umberto

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