La Via 7 aprile

SGUARDI D’AMORE                                         (Gv 8,1-11).

“Ogni anima fu come una fogna che, alzato il coperchio, manda al cielo una zaffata di odore”.

È una frase tratta dal libro di G. Papini Vita di Cristo.

L’autore la scrive proprio a commento del famoso episodio dell’adultera che oggi nel Vangelo anche noi ascoltiamo. Certo le parole sono un po’ dure.

Piuttosto urticanti, come tutto lo stile di questo scrittore.

Ma spesso le parole, quando infastidiscono, è perché sono vere.

L’anima di coloro che volevano lapidare l’adultera era come una fogna che manda cattivo odore.

Finché la copri, con l’apparenza e le buone maniere, non si sente niente.

Ma nel momento in cui si scoperchia, tutto viene alla luce.

Ma senza questo venire alla luce non ci sarà mai la possibilità di bonificarla.

È qui che si colloca la grandezza di Gesù e il suo gesto di autenticità.

Resta chinato a scrivere per terra quando gli portano questa donna colta in adulterio.

E lei è finita lì non per sua volontà.

Non è stata presa da un improvviso desiderio di ravvedersi; non c’è un segno di pentimento.

A spingerla là nel mezzo ci fu la rabbia cieca di un gruppo di maschi, falsamente pudichi e ipocritamente giudici.

Non scelse lei di avvicinarsi a quel rabbì misterioso e misericordioso. Ci si ritrovò suo malgrado.

E lì la grazia di Dio fece il suo capolavoro.

Dio sta in agguato dentro le crepe; Dio respira di nascosto nella nostra vita. Ma poi agisce.

Se ne andarono tutti, forse disturbati dall’odore cattivo delle loro stesse anime, senza capire che anche per loro quel giorno stava iniziando la salvezza.

“E rimasero solo loro due, la misera e la misericordia”.

Così commenta S. Agostino, al quale dobbiamo la presenza di questo brano nel Vangelo.

Solo allora Gesù alzò lo sguardo.

Fino a quel momento non la guardò per non umiliarla.

Ma ora sì, per perdonarla.

E per rilanciarla in una vita nuova, fatta di amore, ma senza peccato.

Perché gli sguardi di Gesù, si sa, sono rivelazioni.

O meglio, rivoluzioni.

Don Umberto

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