La Via 2 dicembre

SANTA LEGGEREZZA (Lc 21,25-28.34-36)

Inizia il tempo di Avvento e ci aspetteremmo parole più dolci.

Parole che parlino sì di attesa, ma l’attesa trepida di qualcosa di piacevole.

O l’attesa emozionata dell’amato che attende l’amata.

In fondo non dobbiamo prepararci al Natale? Non dobbiamo rivolgere i cuori all’incarnazione del Verbo?

E allora perché la pagina inquietante di oggi?

Perché questo tono apocalittico che incute timore all’inizio di questo tempo liturgico?

Credo che la liturgia voglia rammentarci che il timor di Dio non lo dobbiamo smarrire.

Non dobbiamo perdere di vista una relazione con Lui fatta di riverenza e serietà.

Le esigenze del Vangelo sono forti e il rapporto con Dio non va preso sottogamba.

E se l’appuntamento che ci attende ci genera ansia, forse questa è anche benefica, ci tiene in tensione, una tensione spirituale che ci permette di non rammollirci.

Nell’arco di tre domeniche è la seconda volta che la liturgia usa queste immagini.

Come lo sapesse che i nostri cuori tendono invece a rallentare, a raffreddarsi, anzi ad appesantirsi.

Proprio questo verbo viene usato nel Vangelo: i cuori si appesantiscono quando gli affanni della vita non permettono più di procedere leggeri e agili incontro al Signore che viene.

Ci sono affanni inutili che distraggono dall’essenziale, così che anche una vita onesta, se disattenta e dispersa in troppe cose, può alla fine risultare vuota.

San Paolo, nella seconda lettura, dà una indicazione precisa per realizzare questa leggerezza dei cuori che in fondo è una forma di stabilità.

Egli scrive: “abbiate cura di crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti”.

Solo l’amore consentirà di riconoscere il giorno della venuta del Signore come un giorno atteso.

E permetterà che nella Sua venuta finale non sarà ridotto a nulla tutto ciò che è oggetto di affetto e cura nella nostra vita presente.

Buon Avvento a tutti!

Don Umberto

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