La Via Speciale a.p. 2018-2019

SE TU NON CI CUSTODISCI
I NOSTRI OCCHI VEGLIANO INVANO.

(salmo 126).

Far uso del verbo CUSTODIRE significa evocare sensazioni di pace e sicurezza.
E’ un verbo ricco di sfumature, un verbo positivo.
Custodire è anzitutto prerogativa di Dio. E’ Lui “il custode d’Israele” come dice il salmo.
Lui che “non si addormenta e non prende sonno”.
Lui che vigila e protegge i suoi figli.
Ma custodire è un gesto qualificante anche ogni vera comunità cristiana.
Nella Chiesa ci si dovrebbe custodire gli uni gli altri.
Dovrebbe essere proprio questo a distinguere i discepoli di Gesù.
Allorché ci si sottrae al dovere della custodia reciproca si genera dolore, sgomento e scandalo.
Quanto è benefico invece sapere di non essere soli, ma di appartenere ad una comunità, Chiesa vivente nella storia.
Custodire e proteggere sono, in fondo, sinonimi.
Per questo anche il creato ha bisogno di essere custodito. Per custodire poi noi.
Perché in fondo la custodia evoca anche reciprocità: “tratta bene un albero ed esso ti farà da riparo” dice un proverbio africano.
Al tema del CUSTODIRE è dedicato questo speciale de “LA VIA”.
Con l’accezione di “proteggere” ma anche quella di “conservare”.
In una cultura in cui tutto si consuma rapidamente la grande sfida è quella della durata.
Per poter durare occorre conservare.
E quindi costruire.
Ne abbiamo scritto soprattutto da un punto di vista interiore.
Anzitutto sviluppando l’idea di quanto sia importante conservare le esperienze vissute e le emozioni provate.
Le si brucia troppo velocemente, quasi dimenticandole.
Presi da una compulsiva necessità di viverla sempre di nuovo, si ostacola quel lento processo di assimilazione grazie al quale le cose vissute, viste e conosciute possono attecchire in noi e portare frutto.
Ci siamo però anche fermati su un altro tema caro alla spiritualità cristiana: la custodia del cuore.
Custodire il cuore è sentire in profondità di sé stessi, lasciare risuonare il soffio dello Spirito che permette di conservare quella pace che Dio ci dona.
Dal momento del nostro risveglio al mattino molti avvenimenti rischiano di toglierci la pace del cuore.
Saperla custodire è un’arte spirituale.
La si può apprendere se si vuole; non è preclusa a nessuno.
Spero davvero che queste pagine ci aiutino: a custodirci l’un l’altro e a custodire quel che abbiamo di prezioso.
Ringrazio personalmente tutti coloro che hanno contribuito alla stampa,
all’ideazione e alla stesura di questo numero.
Che custodiscano intatta la loro disponibilità.
don Umberto

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