La Comunità e la Missione

Abbazia Chiaravalle ” il chiostro”

Abbazia Chiaravalle

Registrazione delle riflessioni di don Umberto sul tema dell’anno pastorale durante il ritiro comunitario presso l’Abbazia di Chiaravalle.
Ci inseriamo nel solco del tema dell’anno pastorale per farci qualche domanda.
Come la comunità può essere missione, cosa ci rende Comunità, comè la nostra comunità, come siamo noi dentro la comunità e che tipo di testimonianza possiamo dare e che cosa significa per noi essere in missione in mezzo alla gente con cui viviamo giorno per giorno.
Una chiesa che pensa, che educa, che festeggia.

 

 

Lectio di don Umberto mattino: che cosa ci rende comunità.

Lectio di don Umberto pomeriggio: come la comunità può trasformarsi in missione.

“Trovandomi vicino a molte persone attirate dalla comunità, da nuovi modi di vita, mi rendo conto della grande ignoranza esistente a riguardo della vita comunitaria. Molti sembrano credere che si tratti di mettere sotto lo stesso tetto delle persone che s’intendano “più o meno” o che siano impegnate nei confronti di uno stesso ideale, perché ci sia comunità. Il risultato, a volte, è disastroso! La vita comunitaria non è fatta semplicemente di spontaneità né di leggi. Ci sono delle condizioni precise, necessarie, perché possa farsi profonda e crescere attraverso le crisi, le tensioni e i “momenti buoni”. Se non ci sono queste condizioni, sono possibili tutte le deviazioni che porteranno progressivamente alla morte della comunità o alla sua morte spirituale, alla “schiavitù” dei suoi membri. Queste pagine vorrebbero mettere in chiaro le condizioni necessarie a una vita comunitaria. Sono state scritte non come una tesi, o un trattato di vita comunitaria, ma sotto forma di flashes. Sono piste di riflessione, che ho scoperto non nei libri ma nel quotidiano, attraverso i miei errori, i miei insuccessi, anche le mie colpe, attraverso le ispirazioni di Dio e quelle dei miei fratelli e sorelle. Mi auguro che molte persone possano vivere questa avventura, che è poi quella della liberazione interiore: la libertà di amare e di essere amati”.

«Trovare nuovi sentieri, nuove pratiche: in una parola, nuovo entusiasmo missionario». È questo il filo rosso dell’ultima fatica di Armando Matteo La Chiesa che manca, all’interno della collana «Evangelii gaudium. Via per il cammino della Chiesa in Italia», edita da San Paolo. Si tratta di un’interessante e sfiziosa impresa editoriale, che intende soffermarsi e riflettere con maggiore puntualità sulle domande, le sfide e le provocazioni della prima esortazione apostolica di papa Francesco, oltre la retorica sloganistica che talvolta ne ha oscurato il senso vero e la portata rivoluzionaria e, ancor più, oltre la diffidenza pregiudiziale con cui è stata talvolta tenuta a distanza.

In effetti – ed è questo il punto di partenza del testo di Matteo – che piaccia o meno, l’analisi è implacabile: giovani e meno giovani, donne di mezza età, laici adulti e impegnati, si allontanano sempre di più dalla pratica ecclesiale e, talvolta, dalla fede. Dinanzi a una crisi di queste proporzioni, le analisi sociologiche di certo non bastano, e occorre incentivare quelle riflessioni teologiche e pastorali capaci di andare in profondità, di cogliere le sfumature di una «crisi di Dio» che si esprime nella forma di una disincantata indifferenza e di non sottovalutare, al contempo, le possibilità che essa ci offre in termini di conversone pastorale e di nuova evangelizzazione. Non è possibile saltare questa fatica e ripiegare nella pigrizia spirituale e intellettuale di una visione antimoderna e conservatrice, che addosserebbe le cause di tale crisi esclusivamente a fenomeni esterni e alla secolarizzazione.

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