La Via 31 maggio
SS. Trinità |
NEL NOME DEL PADRE E DEL FIGLIO E DELLO SPIRITO SANTO (Gv 3,16-18).
Penso che ciascuno di noi, almeno una volta al giorno, faccia il segno della croce.
È un gesto appreso fin da quando eravamo bambini che rimane in noi come qualcosa di profondo, come l’aria che respiriamo.
Quasi senza volerlo.
La Trinità, che oggi festeggiamo, ci accompagna quotidianamente.
Il segno della croce infatti non richiama solo la morte di Gesù ma soprattutto la sua identità di Figlio di Dio Padre.
I motivi per cui facciamo questo gesto sono diversi:
a volte è una semplice abitudine, a volte è per chiedere al Signore che ci protegga, altre volte perché con convinzione vogliamo esprimere la nostra fede.
Resta il fatto che questo gesto si inserisce in quella dinamica di amore che unisce le tre persone della Trinità così che, anche noi, siamo amati dello stesso amore e con la stessa libertà.
È come se il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo volessero riempirci di una grazia che ci permette di affrontare la vita senza paura.
Il loro amore infatti non nasce da una mancanza ma da una pienezza.
Alle persone della Trinità infatti non manca nulla: non hanno bisogno di cercare chi le completi.
Sono piene di amore e lo riversano sugli altri.
Questo è l’orizzonte finale che il mistero della Trinità oggi ci dischiude.
E tale orizzonte è senza dubbio la sfida più bruciante oggi lanciata alla Chiesa, anzi a tutte le Chiese cristiane; vorrei aggiungere a tutte le religioni, a tutti gli uomini.
È la sfida a vivere nell’amore, proprio mentre sembrano prevalere le spinte verso l’individualismo, l’etnia, il clan, la nazione, il gruppo.
La Trinità supera i confini, e in ogni caso li relativizza sino a distruggerli.
È la sfida a vivere nell’amore.
Certi che là dove c’è amore c’è Dio.
Lo aveva intuito bene il “profeta” dell’omonimo poema di Kahlil Gibran: “quando ami non dire: ho dio nel cuore, ma piuttosto: sono nel cuore di Dio”.
Don Umberto