La Via 1 marzo
2a domenica di Quaresima.|
MOSE’ E GESU’ (Mt 17,1-9).
Nel meditare l’episodio della Trasfigurazione mi è venuto in mente Mosè.
Precisamente il momento in cui egli, tornato dal suo incontro con Dio, aveva il volto talmente luminoso da doverlo coprire con un velo, altrimenti gli altri non avrebbero potuto guardarlo.
Il suo volto era un riflesso della luce divina; questa luce era un dono della sua assiduità con il Signore.
Non proveniva da Mosè stesso, era Dio a far brillare il suo volto.
Per Gesù invece le cose sono diverse.
La luce dell’intero suo corpo (e non solo del volto) viene da dentro di lui.
Non è una luce esterna riflessa, ma una luce che si espande al di fuori provenendo dal suo stesso corpo umano.
Questa luce è la sua più intima e profonda identità.
Ognuno di noi ha dentro di sé una luce; siamo fatti della stessa materia delle stelle e il nostro corpo è fatto di luce.
Ma quella luce interiore che corrisponde a chi veramente siamo a volte è offuscata dalle convenzioni sociali, dalle aspettative altrui, dalle urgenze e dalle pressioni a cui siamo sottoposti.
Che cosa permise a Gesù di far brillare la sua luce?
Che cosa potrebbe permettere a noi che brilli la nostra luce?
Gesù salì sul monte e questa salita significa tanto.
È simbolo di distacco dalla confusione della pianura; simbolo di ricerca del silenzio, simbolo del necessario alleggerimento per poter salire.
Sono condizioni necessarie perché arrivi a brillare la nostra luce.
La salita però è anche simbolo di fatica e di sacrificio.
È la fatica di un cammino quaresimale serio e non annacquato.
Il sacrificio di qualcuno di noi per dire il nostro “SÌ” al Signore.
Oltre a questo Gesù si fermò a discorrere con Mosè ed Elia; significa che si immerse nella Parola di Dio, la lasciò entrare dentro di sé e questa parola fece brillare la sua luce.
Sull’ambone del nostro Santuario abbiamo esposto un’icona della Trasfigurazione proprio per questo.
Che brilli la nostra luce!
Don Umberto