La Via 1 febbraio
POVERTA’ IN SPIRITO (Mt 5,1-12).
Quante volte ho commentato le Beatitudini?
Non saprei dire un numero preciso ma credo che tra omelie, conferenze e predicazioni varie almeno una cinquantina.
Quando le sento la mia mente parte a recitarle a memoria, quasi come se (purtroppo) fossero una filastrocca.
Poi, avendo il timore di ripetermi, mi chiedo: “che cosa posso dire di nuovo?”
E forse il primo dono che questa pagina evangelica mi fa è proprio quello di smetterla di cercare sempre qualcosa di diverso: non è importante che le cose siano nuove, ma che siano vere.
Per chi, come me, ha problemi con la noia questa sarebbe una lezione da apprendere.
A voi che dono fanno le beatitudini?
Provate a pensarci.
Sicuro è il fatto che tutte le letture di questa domenica convergono nel sottolineare la prima di queste beatitudini, quella relativa ai poveri in spirito dei quali è il regno dei cieli.
Di essa parla infatti la prima lettura con il relativo salmo responsoriale; essi sono coloro cui si rivolge San Paolo nella seconda lettura e con essi inizia l’elenco delle otto beatitudini.
Queste parole quindi costituiscono come un portale d’ingresso di tutto il resto: esprimono una condizione necessaria e comune a tutte le altre.
E questa condizione è la povertà, intesa come un vuoto o una mancanza.
È come se regno di Gesù non si lasciasse intravedere se non attraverso un certo vuoto dell’esistenza umana, attraverso una mancanza che attende di essere colmata, come se si tenesse nascosto dietro un sentimento di miseria, di bisogni, che dapprima non riusciamo a ben identificare.
Come dice Gesù: attraverso una fame e una sete di giustizia, cioè, in lingua biblica, una fame e una sete – ma ancora vaga – di santità.
Beato bisogno! Beata fame e beata fede, di cui Gesù d’altronde si congratula con noi, poiché in essi appaiono nel vuoto, da subito, le delizie e gli appagamenti futuri del regno.
Questi vuoti misteriosi nella nostra vita, talora così lancinanti, ma accettati, e presentati in offerta a Dio, divengono per ciascuno il segno certo che il regno di Gesù bussa alla porta del suo cuore, e che egli è tra i felici chiamati.
Don Umberto