La Via 5 settembre

 CARCERIERI DI SE’ STESSI                                      (Mc 7,31-37)

 

Mi sembra di poter leggere e interpretare il Vangelo di oggi come un bilanciamento di quello ascoltato domenica scorsa.

Gesù ci aveva invitato ad andare in profondità del nostro cuore: dal cuore infatti esce il bene o il male.

Non è il puro rispetto di regole esteriori a dire la verità e la giustizia di una persona.

Il rischio di questo sguardo all’interiorità è quello di chiudersi in sé stessi.

Cercando sempre di curare l’introspezione psicologica ci si richiude a guscio preoccupandosi quasi esclusivamente di come stiamo, cosa proviamo, quali emozioni abbiamo.

Tutto questo può essere sinteticamente espresso dalla condizione di sordità.

Chi cura solo il proprio io interiore diviene infatti sordo a quel che lo circonda.

La guarigione di un sordomuto operata da Gesù acquisisce così il suo carattere di miracolo-segno: l’uomo che ritorna a sentire e parlare è l’uomo che smette di essere carceriere di sé stesso e si apre agli altri.

Dovremmo chiederci se non siamo proprio noi quel sordomuto che, talvolta, non si accorge di quel che gli accade intorno e ha bisogno di qualcuno che lo aiuti ad uscire dalla sua condizione.

Abbiamo bisogno anche noi di essere portati in disparte, lontano dal chiacchiericcio della folla perché, a tu per tu con il Signore, si possa sciogliere il nodo che ci tiene prigionieri.

Prigionieri dei nostri pregiudizi; prigionieri della nostra visione delle cose; prigionieri dei nostri cattivi pensieri.

A noi oggi il Signore ripete: Apriti!

Apriti e non restare nel chiuso delle tue fissazioni e delle tue protezioni!

Apriti e vieni fuori da tuo  modo di leggere gli altri ed il mondo pensando che sia l’unico giusto!

Apriti e non essere il carceriere di te stesso!

Vogliamo rispondere all’invito?

Don Umberto

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