
La Via 7 marzo
PURIFICAZIONE
(Gv 2,13-25).
Da un anno a questa parte il concetto si sanificazione è entrato dentro di noi in modo permanente.
Sanifichiamo gli ambienti, gli oggetti, le mani.
Ci accertiamo di compiere questo “rito” con cura, a volte con uno scrupolo che sconfina nella paranoia.
Tutto ciò potrebbe avere però anche un valore simbolico: mentre sanifichiamo le superfici potremmo chiederci se stiamo anche purificando il nostro cuore e tutto ciò che ha a che fare con esso.
Proprio la purificazione infatti è al centro della lettura di oggi.
Il Vangelo descrive la cacciata dei mercanti dal Tempio ad opera di Gesù.
Un gesto impetuoso e deciso, sgorgato da un cuore appassionato e desideroso di purificare quel luogo da presenze che ne rovinano la sacralità.
In realtà era in gioco il rapporto con Dio: Egli non è uno strumento attraverso il quale cercare i nostri interessi; Dio è colui al quale offriamo la nostra vita e non il nostro burattino.
La fede prima o poi andrà incontro a questo momento di purificazione: cadranno alcune certezze, saranno ribaltate le priorità e magari ci sentiremo smarriti.
Ma sarà quello un momento in cui affidarsi nuovamente a Dio.
Anche la legge ha bisogno di purificazione: per questo la prima lettura ci offre il racconto della consegna delle dieci parole, meglio conosciuti come i dieci comandamenti.
Sono parole date da Dio per svelare all’uomo il segreto della vita, una vita in pienezza.
Parole brevi e concise, fatte apposta per essere imparate a memoria.
Purificarle significa smettere di considerarle un vincolo o una antipatica ingerenza del Signore nella nostra vita, come se Lui fosse un inflessibile legislatore per poi diventare un altrettanto inflessibile censore.
È una orrenda visione della legge, che invece è legge di vita e di verità, l’unico modo con cui poter attraversare il deserto della nostra vita.
Sanifichiamo quindi per non ammalarci; purifichiamo la fede e la legge per vivere e salvarci.
Con un occhio vigile all’ossessione paranoica degli scrupoli.
Don Umberto

