La Via 14 giugno

TRAUMI D’AMORE (Gv 6,51-58).

Bisogna pur riconoscere che una pagina evangelica come quella di oggi l’abbiamo manipolata per molto tempo.
Strumentalizzandone il significato l’abbiamo trasformata in una reprimenda sulla necessità di andare a Messa e fare la comunione.
Dentro il ferreo ambito del dovere abbiamo collocato l’Eucarestia, il più alto dono d’amore che la storia ricordi.
Poi giungono tre mesi di pandemia, dolorosi e devastanti, e anche questo tipo di dovere si dissolve.
La Messa è ripresa, ma la partecipazione no.
Che facciamo? La rilanciamo con il senso del dovere o ci decidiamo una volta per tutte a puntare sul piacere dell’amore?
Il piacere interiore della consolazione spirituale; l’emozione dell’ascolto di una Parola che salva; la pace del cuore che un pane spezzato e ricevuto sa offrire.
Festeggiare il Corpus Domini significa festeggiare l’amore gratuito.
Al solo scriverle, queste parole, viene un senso di disagio.

Come a pronunciarle o ad udirle.
Perché noi parliamo dell’amore attraverso i nostri traumi; le delusioni patite e le ferite subite ci hanno insegnato che al mondo nessuno ci dà niente per niente.
Su questo argomento abbiamo imparato benissimo: gratuità è un termine che esiste nelle favole.
E così l’amore stesso di Dio soffre della stessa distorta visione.
Dio mi ama? Avrà qualcosa da chiedermi.
E invece no.
Chi mangia il Pane di Dio, la carne di Cristo, vivrà in eterno, cioè andrà oltre la paura della morte.
E oltre questa paura ci va solo l’amore gratuito che nulla trattiene per sé.
Chi si nutre dell’ Eucarestia, poco alla volta cambia logica di vita e la vita di Dio entra in lui.
Invece il pane del deserto, la manna, non fu sufficiente a cambiare la logica di vita del popolo dei padri: morirono.
Vittoria della paura di morire.
Basterebbe questo a cambiare il motivo per cui continuiamo a venire a Messa.

Don Umberto

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