La Via 10 marzo

LE TENTAZIONI DI GESU’E QUELLE DEI DISCEPOLI (Lc 4,1-13).

Puntualmente ogni anno, all’inizio della Quaresima, torna a farci compagnia l’episodio delle tentazioni.
Mi sembra significativo questa volta metterlo in parallelo con l’icona evangelica che ci accompagnerà in questo tempo: quella dei discepoli di Emmaus.
Quali tentazioni hanno vissuto i due che rientravano sconsolati da Gerusalemme?
E quali furono le tentazioni di Gesù?
Le seconde le conosciamo bene, proprio perché l’episodio lo abbiamo sentito tante volte.
Ma forse non raccogliamo mai abbastanza il messaggio di fondo.
Le tentazioni di Gesù non riguardano particolari cose concrete, ma un modo di essere.
Satana lo suggestiona a realizzare la sua figliolanza divina imponendosi sulla vita e sulle persone con il suo potere o il suo fascino.
In una parola gli chiede di essere assoluto protagonista della sua vita e della sua missione.
Mentre il protagonista è Dio, Padre suo.
E questa è la più radicale delle tentazioni.
Quella di chi si sente padrone della sua esistenza.
Magari fa anche tante cose buone, ma così come vuole e decide lui.
E’ la nostra cultura, da secoli ormai, ad essere imbevuta di queste idee.
Accade però molto spesso che questo uomo che si sente al centro di tutte le cose sperimenti il fallimento, il limite, la precarietà dei suoi progetti e delle sue scelte.
Ed è qui che emergono le tentazioni subite dai due di Emmaus.
Essi “se ne andavano col volto triste”: è la tentazione della depressione, dello scoraggiamento, della sfiducia che ad un tratto avvolge tutte le cose.
E’ l’altra faccia della medaglia delle tentazioni vissute da
Gesù. In fondo ha la stessa radice egoistica.
Proprio sull’ego fa leva il demonio per portare l’uomo o alla esaltazione di sé o alla tristezza morbosa.
Entrambe sono il male delle persone.
Perché Satana questo vuole: la distruzione delle creature di Dio.
La Quaresima è un tempo Santo.
Ci doni il Signore la sua forza per resistere nel giorno della prova.

Don Umberto

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