La Via 3 marzo

LA PAROLA ANDATA E RITORNO
(Lc 6,39-45)

“La bocca parla della pienezza del cuore.”
Credo davvero che sia questo il messaggio di fondo per comprendere la pagina evangelica di oggi, ma anche la prima lettura.
Quando penso alla pienezza del cuore mi viene in mente che essa può essere di due tipi:
c’è la pienezza simile a quella di un bicchiere colmo di acqua.
Quando è pieno strabocca, non ci sta più niente e in fretta butta fuori quel che ci versi.
Ma c’è anche la pienezza dell’amore.
E la pienezza di chi ascolta, e ascoltando non è mai colmo di parole e immagini buone.
Si riempie ma non trabocca.
Si contiene ed è ancora pronto a ricevere.
La prima pienezza conduce spesso ad un inganno.
Su questo ci istruisce la prima lettura.
La persona stolta parla molto e il suo parlare è cosa leggera.
Magari è il modo inconsapevole con cui sfuggire al compito di pensare.

Tra “pensare” e “pesare” esiste una certa affinità.
Il pensiero è questione di peso, cioè di ponderazione dell’oggetto del proprio pensiero.
Le parole invece, quando traboccano come da un bicchiere pieno, hanno per loro natura una inclinazione alla leggerezza.
Sembrano quasi pronunciate senza pensarci, come se dovessimo riempire ogni spazio di silenzio della nostra vita.
Accade che vengano molto facilmente alla bocca senza passare per il cuore.
E proprio per questo rivelano quale sia il modo di sentire delle persone che le pronunciano.
Per questo la Scrittura dice “la prova dell’uomo si ha nella sua conversazione”.
Basta lasciare che una persona parli e subito si vede in fretta come è fatta dentro.
La parola che porta alla luce sentimenti buoni e profondi è invece quella che nasce dal silenzio.
E’ il silenzio pieno e abitato.
E’ il silenzio di chi si lascia colmare da una Parola, quella di Dio, capace di zittire le chiacchiere che si agitano dentro di noi.

Don Umberto

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