{"id":23103,"date":"2022-12-09T22:28:00","date_gmt":"2022-12-09T21:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.parrocchiaroveleto.it\/?p=23103"},"modified":"2022-12-17T11:21:02","modified_gmt":"2022-12-17T10:21:02","slug":"avvento-2022-2-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrocchiaroveleto.it\/?p=23103","title":{"rendered":"Lectio Avvento 2022"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cSORA NOSTRA MORTE CORPORALE\u201d.<\/strong><\/p>\n<p><\/p>\n<p><strong><em>Testi per riflettere:<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il giorno fatale in cui la mia bara avanzer\u00e0, non pensate che il mio cuore sia in questo mondo. Non gemete, non piangete in angoscia, non cadete nella fossa che i demoni hanno scavato. Sarebbe cos\u00ec triste. Quando assisterete al mio funerale non dite che me ne sono andato: sar\u00e0 la mia riunificazione. Quando mi calerete nella fossa, non dite &#8220;addio&#8221;. La tomba \u00e8 un velo prima dell&#8217;incontro in paradiso. Quando vedrete calare, pensate al sorgere. Che male c&#8217;\u00e8 se luna e sole tramontano? Ci\u00f2 che sembra tramonto \u00e8 un\u2019alba. Pure se appare una prigione, la cripta libera l&#8217;anima. Se il seme non \u00e8 sepolto non cresce. Perch\u00e9 dubitare di questo seme umano? Se il secchio non scende, non torner\u00e0 su pieno. Perch\u00e9 il Giuseppe dello spirito deve temere la cisterna?<\/p>\n<p>Chiudi la bocca qui e aprila nell&#8217;oltre, e il tuo canto sar\u00e0 nell&#8217;aria senza luogo.<\/p>\n<p><strong>(Gialal al-Din Rumi)<\/strong><\/p>\n<p>Quando avevo diciassette anni lessi una citazione che suonava pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u00abSe vivrai ogni giorno come fosse l&#8217;ultimo, sicuramente una volta avrai ragione\u00bb.<\/p>\n<p>Mi colp\u00ec molto e da allora, per gli ultimi trentatr\u00e9 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: \u00abSe oggi fosse l&#8217;ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?\u00bb.<\/p>\n<p>E ogni qualvolta la risposta \u00e8 \u00abno\u00bb per troppi giorni di fila, capisco che c&#8217;\u00e8 qualcosa che deve essere cambiato.<\/p>\n<p>Ricordarsi che morir\u00f2 presto \u00e8 il pi\u00f9 importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 quasi tutte le cose \u2014 tutte le aspettative di eternit\u00e0, tutto l&#8217;orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o fallire \u2014 semplicemente svaniscono di fronte all&#8217;idea della morte, lasciando solo quello che c&#8217;\u00e8 di realmente importante.<\/p>\n<p>Ricordarsi che dobbiamo morire \u00e8 il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere.<\/p>\n<p>Siete gi\u00e0 nudi.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 ragione per non seguire il vostro cuore. Il&nbsp;vostro tempo \u00e8 limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro.<\/p>\n<p>Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone.<\/p>\n<p>Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore.<\/p>\n<p>E, cosa pi\u00f9 importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione.<\/p>\n<p>In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare.<\/p>\n<p>Tutto il resto \u00e8 secondario.<\/p>\n<p><strong>(Steve Jobs)<\/strong><\/p>\n<p><\/p>\n<p><strong>MEDITAZIONI DI PAOLO VI <\/strong><\/p>\n<p><strong><em>PENSIERO ALLA MORTE<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<em>Tempus resolutionis meae instat<\/em>. E&#8217; giunto il tempo di sciogliere le vele (2 <em>Tim<\/em>. 4,6).<\/p>\n<p>\u00ab <em>Certus quod velox est depositio tabernaculi mei<\/em> \u00bb. Sono certo che presto dovr\u00f2 Lasciare questa mia tenda (2 Petr. 1,14). \u00ab <em>Finis venit, venit finis<\/em> \u00bb. La fine! Giunge la fine (Ez. 2,7).<\/p>\n<p>Questa ovvia considerazione sulla precariet\u00e0 della vita temporale e sull&#8217;avvicinarsi inevitabile e sempre pi\u00f9 prossimo della sua fine si impone: Non \u00e8 saggia la cecit\u00e0 davanti a tale immancabile sorte, davanti alla disastrosa rovina che porta con s\u00e9, davanti alla misteriosa metamorfosi che sta per compiersi nell&#8217;essere mio, davanti a ci\u00f2 che si prepara.<\/p>\n<p>Vedo che la considerazione prevalente si fa estremamente personale: io, chi sono? che cosa resta di me? dove vado? e perci\u00f2 estremamente morale: che cosa devo fare? quali sono le mie responsabilit\u00e0? e vedo anche che rispetto alla vita presente \u00e8 vano avere speranze; rispetto ad essa si hanno dei doveri e delle aspettative funzionali e momentanee; le speranze sono per l&#8217;al di l\u00e0.<\/p>\n<p>E vedo che questa suprema considerazione non pu\u00f2 svolgersi in un monologo soggettivo, nel solito dramma umano che al crescere della luce fa crescere l&#8217;oscurit\u00e0 del destino umano; deve svolgersi a dialogo con la Realt\u00e0 divina, donde vengo e dove certamente vado; secondo la lucerna che Cristo ci pone in mano per il grande passaggio. Credo, o Signore.<\/p>\n<p>L&#8217;ora viene. Da qualche tempo ne ho il presentimento. Pi\u00f9 ancora che la stanchezza fisica, pronta a cedere ad ogni momento, il dramma delle mie responsabilit\u00e0 sembra suggerire come soluzione provvidenziale il mio esodo da questo mondo, affinch\u00e9 la Provvidenza possa manifestarsi e trarre la Chiesa a migliori fortune. La Provvidenza ha, s\u00ec, tanti modi d&#8217;intervenire nel gioco formidabile delle circostanze, che stringono la mia pochezza; ma quello della mia chiamata all&#8217;altra vita pare ovvio, perch\u00e9 altri subentri pi\u00f9 valido e non vincolato dalle presenti difficolt\u00e0. \u00ab <em>Servus inutilis sum<\/em> \u00bb. Sono un servo inutile.<\/p>\n<p>\u00ab <em>Ambulate dum lucem habetis<\/em> \u00bb. Camminate finch\u00e9 avete la luce (Jo. 12,35).<\/p>\n<p>Ecco: mi piacerebbe, terminando, d&#8217;essere nella luce. Di solito la fine della vita temporale, se non \u00e8 oscurata da infermit\u00e0, ha una sua fosca chiarezza: quella delle memorie, cos\u00ec belle, cos\u00ec attraenti, cos\u00ec nostalgiche, e cos\u00ec chiare ormai per denunciare il loro passato irricuperabile e per irridere al loro disperato richiamo. Vi \u00e8 la luce che svela la delusione d&#8217;una vita fondata su beni effimeri e su speranze fallaci. Vi \u00e8 quella di oscuri e ormai inefficaci rimorsi. Vi e quella della saggezza che finalmente intravede la vanit\u00e0 delle cose e il valore delle virt\u00f9 che dovevano caratterizzare il corso della vita: \u00ab <em>vanitas vanitatum<\/em> \u00bb. Vanit\u00e0 della vanit\u00e0. Quanto a me vorrei avere finalmente una nozione riassuntiva e sapiente sul mondo e sulla vita: penso che tale nozione dovrebbe esprimersi in riconoscenza: tutto era dono, tutto era grazia; e com&#8217;era bello il panorama attraverso il quale si \u00e8 passati; troppo bello, tanto che ci si \u00e8 lasciati attrarre e incantare, mentre doveva apparire segno e invito. Ma, in ogni modo, sembra che il congedo debba esprimersi in un grande e semplice atto di riconoscenza, anzi di gratitudine: questa vita mortale \u00e8, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducit\u00e0, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente; un avvenimento degno d&#8217;essere cantato in gaudio, e in gloria: la vita, la vita dell&#8217;uomo! N\u00e9 meno degno d&#8217;esaltazione e di felice stupore \u00e8 il quadro che circonda la vita dell&#8217;uomo: questo mondo immenso, misterioso, magnifico, questo universo dalle mille forze, dalle mille leggi, dalle mille bellezze, dalle mille profondit\u00e0. E&#8217; un panorama incantevole. Pare prodigalit\u00e0 senza misura. Assale, a questo sguardo quasi retrospettivo, il rammarico di non averlo ammirato abbastanza questo quadro, d\u00ec non aver osservato quanto meritavano le meraviglie della natura, le ricchezze sorprendenti del macrocosmo e del microcosmo. Perch\u00e9 non ho studiato abbastanza, esplorato, ammirato la stanza nella quale la vita si svolge? Quale imperdonabile distrazione, quale riprovevole superficialit\u00e0! Tuttavia, almeno in extremis, si deve riconoscere che quel mondo, \u00ab <em>qui per Ipsum factus est<\/em> \u00bb, che \u00e8 stato fatto per mezzo di Lui, \u00e8 stupendo. Ti saluto e ti celebro all&#8217;ultimo istante, s\u00ec, con immensa ammirazione; e, come si diceva, con gratitudine: tutto \u00e8 dono; dietro la vita, dietro la natura, l&#8217;universo, sta la Sapienza; e poi, lo dir\u00f2 in questo commiato luminoso, (Tu ce lo hai rivelato, o Cristo Signore) sta l&#8217;Amore! La scena del mondo \u00e8 un disegno, oggi tuttora incomprensibile per la sua maggior parte, d&#8217;un Dio Creatore, che si chiama il Padre nostro che sta nei cieli! Grazie, o Dio, grazie e gloria a Te, o Padre! In questo ultimo sguardo mi accorgo che questa scena affascinante e misteriosa \u00e8 un riverbero, \u00e8 un riflesso della prima ed unica Luce; \u00e8 una rivelazione naturale d&#8217;una straordinaria ricchezza e bellezza, la quale doveva essere una iniziazione, un preludio, un anticipo, un invito alla visione dell&#8217;invisibile Sole, \u00abquem nemo vidit unquam\u00bb, che nessuno ha mai visto (cfr. Jo. 1,18): \u00ab <em>unigenitus Filius, qui est in sinu Patris, Ipse enarravit<\/em> \u00bb, il Figlio unigenito, che \u00e8 nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato. Cos\u00ec sia, cos\u00ec sia.<\/p>\n<p><\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA UTILE<\/strong><\/p>\n<p>G. Bormolini, RICORDATI CHE DEVI MORIRE, ed. EMP<\/p>\n<p>M. Sozzi, SIA FATTA LA MIA VOLONTA\u2019, ed. Chiarelettere<\/p>\n<p>Paolo VI,&nbsp;&nbsp;&nbsp; PENSIERO ALLA MORTE, ed. Vita e pensiero &nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p>Lectio completa<\/p>\n<audio class=\"wp-audio-shortcode\" id=\"audio-23103-1\" preload=\"none\" style=\"width: 100%;\" controls=\"controls\"><source type=\"audio\/mpeg\" src=\"https:\/\/www.parrocchiaroveleto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9_dicembre_2022_2_-lectio_avvento_don_Umberto.mp3?_=1\" \/><a href=\"https:\/\/www.parrocchiaroveleto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9_dicembre_2022_2_-lectio_avvento_don_Umberto.mp3\">https:\/\/www.parrocchiaroveleto.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/9_dicembre_2022_2_-lectio_avvento_don_Umberto.mp3<\/a><\/audio>\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSORA NOSTRA MORTE CORPORALE\u201d. Testi per riflettere: Il giorno fatale in cui la mia bara avanzer\u00e0, non pensate che il mio cuore sia in questo mondo. Non gemete, non piangete in angoscia, non cadete nella fossa che i demoni hanno scavato. Sarebbe cos\u00ec triste. Quando assisterete al mio funerale non dite che me ne sono andato: sar\u00e0 la mia riunificazione. Quando mi calerete nella fossa, non dite &#8220;addio&#8221;. La tomba \u00e8 un velo prima dell&#8217;incontro in paradiso. Quando vedrete calare, pensate al sorgere. Che male c&#8217;\u00e8 se luna e sole tramontano? Ci\u00f2 che sembra tramonto \u00e8 un\u2019alba. Pure se appare una prigione, la cripta libera l&#8217;anima. Se il seme non \u00e8 sepolto non cresce. Perch\u00e9 dubitare di questo seme umano? Se il secchio non scende, non torner\u00e0 su pieno. Perch\u00e9 il Giuseppe dello spirito deve temere la cisterna? Chiudi la bocca qui e aprila nell&#8217;oltre, e il tuo canto sar\u00e0 nell&#8217;aria senza luogo. (Gialal al-Din Rumi) Quando avevo diciassette anni lessi una citazione che suonava pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u00abSe vivrai ogni giorno come fosse l&#8217;ultimo, sicuramente una volta avrai ragione\u00bb. Mi colp\u00ec molto e da allora, per gli ultimi trentatr\u00e9 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: \u00abSe oggi fosse l&#8217;ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?\u00bb. E ogni qualvolta la risposta \u00e8 \u00abno\u00bb per troppi giorni di fila, capisco che c&#8217;\u00e8 qualcosa che deve essere cambiato. Ricordarsi che morir\u00f2 presto \u00e8 il pi\u00f9 importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perch\u00e9 quasi tutte le cose \u2014 tutte le aspettative di eternit\u00e0, tutto l&#8217;orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o fallire \u2014 semplicemente svaniscono di fronte all&#8217;idea della morte, lasciando solo quello che c&#8217;\u00e8 di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire \u00e8 il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete gi\u00e0 nudi. Non c&#8217;\u00e8 ragione per non seguire il vostro cuore. Il&nbsp;vostro tempo \u00e8 limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa pi\u00f9 importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto \u00e8 secondario. (Steve Jobs) MEDITAZIONI DI PAOLO VI PENSIERO ALLA MORTE &nbsp;Tempus resolutionis meae instat. E&#8217; giunto il tempo di sciogliere le vele (2 Tim. 4,6). \u00ab Certus quod velox est depositio tabernaculi mei \u00bb. Sono certo che presto dovr\u00f2 Lasciare questa mia tenda (2 Petr. 1,14). \u00ab Finis venit, venit finis \u00bb. La fine! Giunge la fine (Ez. 2,7). Questa ovvia considerazione sulla precariet\u00e0 della vita temporale e sull&#8217;avvicinarsi inevitabile e sempre pi\u00f9 prossimo della sua fine si impone: Non \u00e8 saggia la cecit\u00e0 davanti a tale immancabile sorte, davanti alla disastrosa rovina che porta con s\u00e9, davanti alla misteriosa metamorfosi che sta per compiersi nell&#8217;essere mio, davanti a ci\u00f2 che si prepara. Vedo che la considerazione prevalente si fa estremamente personale: io, chi sono? che cosa resta di me? dove vado? e perci\u00f2 estremamente morale: che cosa devo fare? quali sono le mie responsabilit\u00e0? e vedo anche che rispetto alla vita presente \u00e8 vano avere speranze; rispetto ad essa si hanno dei doveri e delle aspettative funzionali e momentanee; le speranze sono per l&#8217;al di l\u00e0. E vedo che questa suprema considerazione non pu\u00f2 svolgersi in un monologo soggettivo, nel solito dramma umano che al crescere della luce fa crescere l&#8217;oscurit\u00e0 del destino umano; deve svolgersi a dialogo con la Realt\u00e0 divina, donde vengo e dove certamente vado; secondo la lucerna che Cristo ci pone in mano per il grande passaggio. Credo, o Signore. L&#8217;ora viene. Da qualche tempo ne ho il presentimento. Pi\u00f9 ancora che la stanchezza fisica, pronta a cedere ad ogni momento, il dramma delle mie responsabilit\u00e0 sembra suggerire come soluzione provvidenziale il mio esodo da questo mondo, affinch\u00e9 la Provvidenza possa manifestarsi e trarre la Chiesa a migliori fortune. La Provvidenza ha, s\u00ec, tanti modi d&#8217;intervenire nel gioco formidabile delle circostanze, che stringono la mia pochezza; ma quello della mia chiamata all&#8217;altra vita pare ovvio, perch\u00e9 altri subentri pi\u00f9 valido e non vincolato dalle presenti difficolt\u00e0. \u00ab Servus inutilis sum \u00bb. Sono un servo inutile. \u00ab Ambulate dum lucem habetis \u00bb. Camminate finch\u00e9 avete la luce (Jo. 12,35). Ecco: mi piacerebbe, terminando, d&#8217;essere nella luce. Di solito la fine della vita temporale, se non \u00e8 oscurata da infermit\u00e0, ha una sua fosca chiarezza: quella delle memorie, cos\u00ec belle, cos\u00ec attraenti, cos\u00ec nostalgiche, e cos\u00ec chiare ormai per denunciare il loro passato irricuperabile e per irridere al loro disperato richiamo. Vi \u00e8 la luce che svela la delusione d&#8217;una vita fondata su beni effimeri e su speranze fallaci. Vi \u00e8 quella di oscuri e ormai inefficaci rimorsi. Vi e quella della saggezza che finalmente intravede la vanit\u00e0 delle cose e il valore delle virt\u00f9 che dovevano caratterizzare il corso della vita: \u00ab vanitas vanitatum \u00bb. Vanit\u00e0 della vanit\u00e0. Quanto a me vorrei avere finalmente una nozione riassuntiva e sapiente sul mondo e sulla vita: penso che tale nozione dovrebbe esprimersi in riconoscenza: tutto era dono, tutto era grazia; e com&#8217;era bello il panorama attraverso il quale si \u00e8 passati; troppo bello, tanto che ci si \u00e8 lasciati attrarre e incantare, mentre doveva apparire segno e invito. Ma, in ogni modo, sembra che il congedo debba esprimersi in un grande e semplice atto di riconoscenza, anzi di gratitudine: questa vita mortale \u00e8, nonostante i suoi travagli, i suoi oscuri misteri, le sue sofferenze, la sua fatale caducit\u00e0, un fatto bellissimo, un prodigio sempre originale e commovente; un avvenimento degno d&#8217;essere cantato in gaudio, e in gloria: la vita, la vita dell&#8217;uomo! N\u00e9 meno degno d&#8217;esaltazione e di felice stupore \u00e8 il quadro che circonda la vita dell&#8217;uomo: questo mondo immenso, misterioso, magnifico, questo universo dalle mille forze, dalle mille leggi, dalle mille bellezze, dalle mille profondit\u00e0. E&#8217; un panorama incantevole. Pare prodigalit\u00e0 senza misura. Assale, a questo sguardo quasi retrospettivo, il rammarico di non averlo ammirato abbastanza questo quadro, d\u00ec non aver osservato quanto meritavano le meraviglie della natura, le ricchezze sorprendenti del macrocosmo e del microcosmo. Perch\u00e9 non ho studiato abbastanza, esplorato, ammirato la stanza nella quale la vita si svolge? Quale imperdonabile distrazione, quale riprovevole superficialit\u00e0! Tuttavia, almeno in extremis, si deve riconoscere che quel mondo, \u00ab qui per Ipsum factus est \u00bb, che \u00e8 stato fatto per mezzo di Lui, \u00e8 stupendo. Ti saluto e ti celebro all&#8217;ultimo istante, s\u00ec, con immensa ammirazione; e, come si diceva, con gratitudine: tutto \u00e8 dono; dietro la vita, dietro la natura, l&#8217;universo, sta la Sapienza; e poi, lo dir\u00f2 in questo commiato luminoso, (Tu ce lo hai rivelato, o Cristo Signore) sta l&#8217;Amore! La scena del mondo \u00e8 un disegno, oggi tuttora incomprensibile per la sua maggior parte, d&#8217;un Dio Creatore, che si chiama il Padre nostro che sta nei cieli! Grazie, o Dio, grazie e gloria a Te, o Padre! In questo ultimo sguardo mi accorgo che questa scena affascinante e misteriosa \u00e8 un riverbero, \u00e8 un riflesso della prima ed unica Luce; \u00e8 una rivelazione naturale d&#8217;una straordinaria ricchezza e bellezza, la quale doveva essere una iniziazione, un preludio, un anticipo, un invito alla visione dell&#8217;invisibile Sole, \u00abquem nemo vidit unquam\u00bb, che nessuno ha mai visto (cfr. Jo. 1,18): \u00ab unigenitus Filius, qui est in sinu Patris, Ipse enarravit \u00bb, il Figlio unigenito, che \u00e8 nel seno del Padre, Lui lo ha rivelato. Cos\u00ec sia, cos\u00ec sia. BIBLIOGRAFIA UTILE G. Bormolini, RICORDATI CHE DEVI MORIRE, ed. EMP M. Sozzi, SIA FATTA LA MIA VOLONTA\u2019, ed. Chiarelettere Paolo VI,&nbsp;&nbsp;&nbsp; PENSIERO ALLA MORTE, ed. 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