{"id":11679,"date":"2016-10-03T09:51:49","date_gmt":"2016-10-03T07:51:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.upcadeo.it\/?p=11679"},"modified":"2016-10-03T09:51:49","modified_gmt":"2016-10-03T07:51:49","slug":"omelia-domenica-2-ottobre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.parrocchiaroveleto.it\/?p=11679","title":{"rendered":"Omelia domenica 2 ottobre"},"content":{"rendered":"<p>LA LEGGENDA DEL GELSO.<\/p>\n<p>Piramo e Tisbe erano due giovani babilonesi bellissimi, e vivevano in case attigue, pertanto si conoscevano fin da quando erano bambini.<br \/>\nCrescendo sentivano ogni giorno di pi\u00f9 un\u2019attrazione reciproca, che non tard\u00f2 a trasformarsi in un forte sentimento d\u2019amore.<br \/>\nPurtroppo non avevano la possibilit\u00e0 d\u2019incontrarsi perch\u00e9 i loro familiari lo vietavano.<br \/>\nTuttavia i due giovani scoprirono che nella parete comune alle loro abitazioni c\u2019era una piccola fessura della quale nessuno si era mai accorto.<br \/>\n\u201cChe cosa -osserva a questo punto Ovidio- non scopre amore?\u201d<br \/>\nAttraverso quella fessura i due giovani si scambiavano spesso le loro confidenze. A volte la maledicevano perch\u00e9 era molto stretta, altre volte la benedicevano perch\u00e9 permetteva almeno lo scambio di parole amorose.<br \/>\nDopo tanto tempo, non sopportando pi\u00f9 quella situazione, decisero di allontanarsi di notte dalle loro case per incontrarsi presso una fonte vicino alla quale cresceva un gelso bianco (allora i gelsi producevano soltanto frutti bianchi).<br \/>\nTisbe giunse per prima e si sedette in attesa che arrivasse Piramo.<br \/>\nMentre attendeva vide avvicinarsi una leonessa e, presa dal terrore, and\u00f2 a rifugiarsi di corsa in una grotta lasciando cadere a terra il velo nel quale era avvolta.<br \/>\nLa leonessa, che aveva gi\u00e0 dilaniato una preda , lacer\u00f2 il velo macchiandolo con la bocca sporca di sangue e, dopo aver bevuto alla fonte, ritorn\u00f2 nella selva vicina.<br \/>\nQuando giunse Piramo non trov\u00f2 la fanciulla amata e, vedendo per terra il velo insanguinato, si convinse che la sua dolce Tisbe era stata sbranata da una fiera.<br \/>\nPreso dal rimorso per averle dato appuntamento in un luogo tanto pericoloso, raccolse il velo di Tisbe, lo baci\u00f2 pi\u00f9 volte e pianse su di esso. Infine, sopraffatto dal dolore, prese il pugnale e si uccise sotto il gelso.<br \/>\nIl suo sangue, assorbito dalla terra, raggiunse le radici dell\u2019albero e sal\u00ec attraverso la linfa fino a tingere di rosso i frutti. Poco dopo, Tisbe, cessato il pericolo, torn\u00f2 indietro per non mancare all\u2019appuntamento con Piramo e, con grande sgomento, vide a terra il corpo dell\u2019amato.<br \/>\nAllora si avvicin\u00f2 a lui e gli disse piangendo:\u201d Piramo, quale destino ti ha strappato a me? Piramo, rispondi, la tua carissima Tisbe ti chiama\u201d.<br \/>\nNel sentire il nome di Tisbe, Piramo alz\u00f2 gli occhi gi\u00e0 gravati dalla morte e, dopo averla guardata, li chiuse per sempre.<br \/>\nTisbe prima lo pianse a lungo strappandosi anche i capelli, poi, prese il pugnale di Piramo e si trafisse il petto.<br \/>\nPrima di morire la fanciulla espresse due desideri: che il gelso da quel monumento producesse soltanto frutti scuri, in segno di lutto per quell\u2019 amore sfortunato, e che i genitori di entrambi, dopo averli separati in vita, almeno li lasciassero vicini da morte collocandoli nella stessa tomba.<br \/>\nGli dei \u2013dice il poeta- esaudirono il primo desiderio e i frutti del gelso cambiarono colore; i genitori dei due giovani esaudirono l\u2019altro e almeno nella morte Piramo e Tisbe rimasero sempre uniti<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/uqUF1udLq9g?feature=oembed&amp;rel=0\" width=\"584\" height=\"438\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA LEGGENDA DEL GELSO. 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Dopo tanto tempo, non sopportando pi\u00f9 quella situazione, decisero di allontanarsi di notte dalle loro case per incontrarsi presso una fonte vicino alla quale cresceva un gelso bianco (allora i gelsi producevano soltanto frutti bianchi). Tisbe giunse per prima e si sedette in attesa che arrivasse Piramo. Mentre attendeva vide avvicinarsi una leonessa e, presa dal terrore, and\u00f2 a rifugiarsi di corsa in una grotta lasciando cadere a terra il velo nel quale era avvolta. La leonessa, che aveva gi\u00e0 dilaniato una preda , lacer\u00f2 il velo macchiandolo con la bocca sporca di sangue e, dopo aver bevuto alla fonte, ritorn\u00f2 nella selva vicina. Quando giunse Piramo non trov\u00f2 la fanciulla amata e, vedendo per terra il velo insanguinato, si convinse che la sua dolce Tisbe era stata sbranata da una fiera. Preso dal rimorso per averle dato appuntamento in un luogo tanto pericoloso, raccolse il velo di Tisbe, lo baci\u00f2 pi\u00f9 volte e pianse su di esso. Infine, sopraffatto dal dolore, prese il pugnale e si uccise sotto il gelso. Il suo sangue, assorbito dalla terra, raggiunse le radici dell\u2019albero e sal\u00ec attraverso la linfa fino a tingere di rosso i frutti. Poco dopo, Tisbe, cessato il pericolo, torn\u00f2 indietro per non mancare all\u2019appuntamento con Piramo e, con grande sgomento, vide a terra il corpo dell\u2019amato. Allora si avvicin\u00f2 a lui e gli disse piangendo:\u201d Piramo, quale destino ti ha strappato a me? Piramo, rispondi, la tua carissima Tisbe ti chiama\u201d. Nel sentire il nome di Tisbe, Piramo alz\u00f2 gli occhi gi\u00e0 gravati dalla morte e, dopo averla guardata, li chiuse per sempre. Tisbe prima lo pianse a lungo strappandosi anche i capelli, poi, prese il pugnale di Piramo e si trafisse il petto. 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