La VIA del 26 FEBBRIAO 2012 Prima Domenica di Quaresima DEPOSIZIONE (Mc 1, 12-15) Ho pensato a questo titolo anzitutto a partire dal quadro che accompagna la nostra Quaresima Diocesana: Gesù deposto nel sepolcro e intorno a lui vari personaggi, da Giuseppe a Nicodemo, da Maria di Magdala a Maria di Cleopa. Ma la parola deposizione mi ha suggerito una domanda: che cosa dobbiamo deporre? La Quaresima è sempre stata legata ad una deposizione: si entra infatti in Quaresima dopo aver deposto la maschera del carnevale. Ci sono quindi maschere da deporre, non solo quelle buffe e burlesche della festa ma anche quelle più serie e preoccupanti che ci mettiamo ogni giorno. Maschere per difenderci maschere per apparire quel che non siamo, maschere per stare al passo con un mondo e una cultura che magari non condividiamo. Abbiamo bisogno, invece, di autenticità; occorre che ritroviamo il nostro vero “io” per incontrare il vero Dio. Niente è più idoneo a questo sforzo che l’ambiente del deserto, esattamente in quella cornice in cui inizia la Quaresima. Tutto torna, tutto si chiarisce. Il deserto in cui Gesù è portato dallo Spirito è lo stesso in cui dobbiamo inoltrarci noi, non per intristirci ma per ritrovarci più agili, più temprati, più convinti. Come fare per lasciarci condurre anche noi nel deserto? Occorre anzitutto che digiuniamo. L’abbondanza di cibo , di bevande, di vestiti, di spettacoli televisivi o di uso di social network nascono spesso da un’inquietudine. Sono indice di qualcosa che ci manca e che invece dovrebbe esserci. A volte non sappiamo nemmeno noi cosa, sentiamo solo di essere nervosi e così proviamo un po’ tutto nutrendo la speranza illusoria di poter conoscere all’improvviso il sollievo dall’oppressione per ciò che manca. Ma per capirlo occorre sospendere questa frenesia di sensazioni: solo quando la bocca è vuota e gli occhi liberi è possibile capire ciò che c’è nel cuore e di cosa veramente abbiamo bisogno. Così si crea lo spazio per la preghiera, altro cardine del tempo quaresimale. Una preghiera fatta soprattutto di ascolto più che di richiesta: leggere la Parola, con calma, senza fretta, un quarto d’ora al giorno. Staccando tutto, telefono,cellulare, internet. E chiedendo di non essere disturbati. Così dopo aver capito, pregando, che il tempo è di Dio ed egli ce ne fa dono, decidere di farne dono agli altri. Questo è il senso vero dell’elemosina: lasciare che gli altri entrino nel nostro tempo con i loro bisogni, a volte materiali ed economici, molto più spesso interiori e spirituali. Il deserto può uccidere o rendere ancora più vivi: entriamoci consapevolmente. Don Umberto
Nei link sottostanti saà possibile scricare anche il foglietto della messa della domenica messo a disposizione dal sito http://www.lachiesa.it |



