Natale 2014

LIBERI VERAMENTE

Più guardo la copertina di questo numero speciale de “La Via” e più mi dico che avremmo dovuto intitolarlo “Via d’uscita”.
La foto infatti lascia intravedere non solo un sentiero, ma più esplicitamente un passaggio da una zona d’ombra, di semi-oscurità, ad una zona di luce.
Pare di assaporare in qualche modo la luce del Natale: una luce che splende nelle tenebre, senza cancellarle ma senza lasciarsene soffocare. Una luce gentile, tanto più amabile quanto più ci sono le tenebre intorno ad essa; una luce che non azzera tutto, perché la luce è tenebra quando è solo luce.
La luce del Natale ci risveglia senza stordirci.
Ci aiuta a ripartire, a metterci in moto, a camminare nel mondo con la certezza interiore che Dio non si è stancato di noi .
C’è un altro modo in cui la Bibbia esprime il passaggio dalle tenebre alla luce: passare dalla schiavitù alla libertà.
Forse proprio la libertà è la musica di fondo che armonizza tutti gli articoli di questo numero speciale.
Abbiamo gioito per la liberazione di Marco. Cos’è ora la sua libertà? Non è solo la possibilità di muoversi, di andare dove decide e se lo desidera. È la restituzione ai suoi affetti più veri, al suo paese, al suo futuro lavoro. So che non me ne vorrà, ma la sua libertà è la consegna ad altri vincoli, ma quelli veri, quelli amati. Perché questo è libertà: consegnarsi a ciò che è essenziale nella vita, a ciò che è autentico.
Questo dono della libertà l’abbiamo implorato anche per il Sinodo sulla famiglia.
Dice San Paolo che dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà.
Ed è proprio lo Spirito del Signore che guida la Chiesa anche nei passaggi cruciali della sua storia.
E se libertà è consegnarsi all’essenziale, cosa è più essenziale che sperimentare l’amore di Dio?
E perché non poterlo offrire periodicamente con i sacramenti anche a chi, in situazione irregolare, mostra con i fatti della sua vita di pregare, vivere la carità, essere nella Chiesa?
C’è davvero bisogno di libertà di cuore.
E di coraggio.
Per questo anche i passaggi sull’iniziazione cristiana descritti in questo numero hanno il sapore della libertà.
È una riflessione in corso, nulla è ancora definito.
Non si tratta però di cambiare per cambiare, ma di dare una risposta più incisiva a quel bisogno di incontrare Dio che può essere davvero fecondo solo quando esce dalle abitudini, dalla scontata ripetitività per aprirsi ad una diversità che ti fa mettere in gioco e proprio per questo ti libera.
Anche la diversità di chi vede cambiare il proprio parroco, anche la diversità di parrocchie che senza parroco diventano appello alla libertà e alle decisioni dei laici: di questo ci scrive don Stefano nel suo articolo.
La notte del Natale ci avvolge. La libertà di Dio ci raggiunge, con la sua luce, con il suo profumo.
Accogliamola.
Niente abbiamo da perdere, tanto ancora da dare.